Molti articoli sono stati scritti e svariate interpretazioni sono state avanzate sul tema delle cosiddette “inclinazioni parafiliche”; ben più rare sono, invece, le testimonianze narrative di chi spende il suo tempo alla ricerca di tali esperienze.

La mia tesi di Laurea ha avuto come oggetto il cuckolding, scenario sessuale in cui una coppia gioca con un terzo uomo, il quale si intrattiene sessualmente con la lei della diade. Io e altri giovani ricercatori ci siamo occupati di questo tema, dando vita ad una ricerca piuttosto ardita per l’ambiente accademico: abbiamo realizzato interviste online, chiedendo agli interessati di raccontare la loro personale esperienza.

Ebbene, circa 50 persone hanno risposto all’appello, narrandosi insieme a noi in un’intervista semi-strutturata creata ad hoc per esplorare il fenomeno. Qui sotto riporto un breve estratto di quest’avventura nel mondo degli scenari affettivo-sessuali alternativi: dentro e attraverso il cuckolding, nella vita della rete.

 

Hic sunt leones: è permesso?

Roberto Pizzale

 

Che idea, quella di esplorare ciò che non si conosce. Così facendo, infatti, ci siamo addentrati in un mondo totalmente nuovo: social, communities, chat e libertà espressiva. E non si sa mai cosa si troverà, nella giungla del nuovo.

In natura e in cultura troviamo le radici etimologiche di questo fenomeno sessuale: i cuculi con le loro uova da un lato, Candaule con il suo regno (in “Le Storie” di Erodoto) dall’altro. Un Re desideroso di mostrare il corpo di sua moglie, in un lussurioso vezzo di potere che gli costò la vita. L’ornitologia, invece, stempera ogni ardente passione, ricordandoci l’importanza di concetti quali procreazione, vita, futuro della prole. Nel XX secolo la scienza psichiatrica ha ereditato queste e altre storie condensandole, come ama fare, in forma di etichette. Troilismo, triolismo, triolagnia… accanto alle ben note sorelle parafilie.

E noi, studenti ligi alla linearità del pensiero categoriale, ci siamo prontamente allineati: perché non abbozzare una ricetta formale del cuckolding, definendolo in una nuova categoria? Tre individui – una coppia (Cuckold e Sweet) e un singolo (Bull). La diade affettivamente legata, tutti consenzienti, regole prestabilite e tendenzialmente condivise. Tutto qua? Niente affatto.

Abbiamo conosciuto parecchi Cuckold (compagno della Sweet, la donna che si intrattiene sessualmente con un altro uomo), i più numerosi nel nostro campione. Metà di loro con un orientamento bisessuale, altrettanti (non sempre gli stessi, però) appassionati di masochismo sessuale, e un terzo di loro con pregresse esperienze in molteplici attività sessuali atipiche (parafilie e altre pratiche sessuali alternative, tutte legali e socialmente accettate). Tutti riferivano di sentirsi piuttosto bene, nessun malessere significativo veniva riportato. Abbiamo incontrato racconti gentili e a tratti poetici, ma anche sfuggenti e, in alcuni casi, un po’ “fissati”. All’aumentare della varietà di sperimentazioni sessuali corrispondeva un impoverimento progressivo della narrazione, come a dire: più sono le esperienze più il racconto si fa scarno ed emotivamente piatto. Chi troppo corre poco immagina (e poco lascia all’altrui immaginazione), o almeno così ci è parso.

Sono state ascoltate anche poche, educate e attente Sweet (compagna del Cuckold). Molte di loro ci hanno raccontato un passaggio esperienziale interessante: dalle emozioni inizialmente “ambigue e contrastanti” al raggiungimento di un felice e desiderato godimento. Mai si sono espresse con verbalizzazioni irriguardose o avventate nei nostri confronti. Una di loro ci ha riferito un’esperienza tendente alla “perdizione”: sentirsi un oggetto per il Bull, situazione in cui la percezione di sé si confondeva con il dominio da parte dell’altro. Bello e vitale è risultato il piacere nell’essere viste, a volte con spunti sadomaso (anche dominanti, sottomettendo il Cuckold), a detta loro del tutto privi di risvolti problematici. Che il cuckolding sia anche – potenzialmente per tutti i ruoli, ma in particolare per le Sweet – la legittimazione di un desiderio nascosto, espresso in un “luogo virtuale” e socialmente accettabile?

E poi ci sono i Bull (il terzo uomo coinvolto). Alcuni di loro ci hanno riferito una o più esperienze spiacevoli, a detta loro “troppo meccaniche” con le coppie incontrate. Dai racconti è emersa una tendenza a “fotografare e orchestrare l’incontro” talvolta attuata dal Cuckold, il quale realizzava uno scenario simil-pornografico non sempre gradito al terzo uomo coinvolto. Altri Bull, però, hanno cavalcato con fierezza lo stereotipo di genere, spingendosi in una trionfale marcia di dominio non esente, alle volte, da derive sadiche. Svago sessuale per single, fuga dalla vita di coppia, o narcisistica missione di vita? Tutto ciò e molto altro è il ruolo di “Bull”. Come si era notato nel gruppo dei Cuckold, anche alcuni Bull riferivano svariate fantasie o pratiche sessuali alternative, già presenti nella loro vita da diversi anni.

Nessuno ci ha chiesto un aiuto al termine dell’intervista, né sono emerse lamentele significative riconducibili a un forte distress emozionale in atto. Eppure, un problemino lo abbiamo intravisto, ripercorrendo questo curioso viaggio.

Non nel contenuto delle interviste, né nella nostra giovane sete di conoscenza, ma nel modo in cui i “problemi sessuali” vengono tendenzialmente concepiti e trattati dalle psico-scienze. Lo ammettiamo senza vergogna: nelle interviste ci siamo fatti orientare da uno schema coerente con le classiche scienze della mente, ponendoci domande affrettate e non sempre epistemologicamente fondate (già definire cosa sia un “problema”, nella sfera psico-sessuale, è cosa tutt’altro che banale). Difatti, rileggendo il tutto dopo qualche anno – e con qualche esperienza in più sulle spalle – ci siamo domandati: perché porre tanta attenzione alle narrazioni, e ricercare in esse i significati, invece di rapportarsi a come queste persone si muovono nella vita di tutti i giorni – “intervista sul cuckolding” compresa? Che cosa è emerso, di invisibile ed essenziale, dai loro atteggiamenti impliciti e dal loro modo di relazionarsi a noi giovani ricercatori?

Molto avevamo raccolto, tra le righe del ragionevole ciclo di domande e risposte. E molto è emerso, rispolverando i vecchi appunti con una nuova coscienza d’insieme.

 

Circa UN TERZO degli intervistati (e siamo stati “bassi”, conteggiando solo le verbalizzazioni inequivocabili), tutti uomini (solo Cuckold e Bull quindi, e nessuna Sweet) ha espresso all’intervistatore una proposta più o meno esplicita di tipo sessuale, oppure ha portato alla luce una modalità esperienziale affine ad alcune note derive problematiche o francamente rischiose (per sé e/o per gli altri).

Diamo i numeri, abbinati ai contenuti:

 

11 verbalizzazioni di DESIDERIO INCONGRUO NEI CONFRONTI DEL RICERCATORE

– dichiarazione di essersi eccitati

– proposta di incontri, video/foto

– tentativi di intrusione nella sfera personale

– invito a sperimentare in prima persona per conoscere meglio

– delusione o disinvestimento sulla ricerca dopo il rifiuto di nuovo contatto sessuale

 

29 verbalizzazioni indicative di una POSSIBILE DISREGOLAZIONE DELLA CONDOTTA SESSUALE ABITUALE

– esperienza di “uso degli altri” per raggiungere il piacere desiderato

– riferita impossibilità di smettere, ma anche incoerenza tra comportamento abituale e riferita “facilità a smettere”

– tentativi infruttuosi di coinvolgere una compagna inizialmente non consenziente – spesso cercandone una ad hoc sul web

– indifferenza nei confronti delle più basilari misure sanitarie di prevenzione

– molto tempo speso in internet e connessione anche dal lavoro o in situazioni atipiche

– coinvolgimento di terzi non consenzienti (es. immaginarsi un figlio di padre ignoto per fantasticare sulla pratica)

– vivere un’esperienza di escalation progressiva, dalla sperimentazione alla perdita del controllo

– scadimento di interesse verso la sessualità più tipica

– gentile richiesta agli intervistatori (NON personale) di essere messi in contatto con altre persone inclini ai loro specifici desideri

 

Naturalmente, chi avanzava una “proposta indecente” raccontava anche vari aneddoti riferibili a quella che potremmo definire una “disregolazione della condotta sessuale abituale”. Concetto che, a ben vedere, può anche comprendere un’uscita poco elegante o irriguardosa nei confronti di una persona… appena “conosciuta”!

In diversi casi la ri-spiegazione del ruolo di “ricercatore” e delle finalità della ricerca, già ampiamente esplicitate nella fase preliminare, non ha generato effetti significativi e il soggetto ha proseguito l’intervista con una motivazione perlopiù autoerotica.

Come a dire… repetita non semper iuvant!

Tali segnali, emersi dalla ricerca – un viaggio pionieristico e sgangherato, ma per questo autentico e foriero di preziose suggestioni –, potrebbero a nostro avviso orientarci verso un nuovo tipo di pensiero sulla sessualità clinica. Vita e sesso, esperienze personali e modalità relazionali, piacere e contesto. Internet potrebbe essere – e secondo noi lo è – il luogo di una im-mediata espressione di sé, una auto-manifestazione che è, sin da subito, contatto con l’altro. Se è vero che difficilmente accederemo alla globalità del contesto di vita che porta un individuo a cercare opportunità sessuali in rete, è altrettanto vero che le tracce lasciate sul web definiscono – in un modo altrettanto reale – chi siamo, come ci relazioniamo, quanto e in che modo immaginiamo l’altro di là dallo schermo (sarà una persona con delle sue intenzioni, o un oggetto pronto all’uso?). Imparare a leggere la rete sarà, con buona pace dei più ortodossi, l’inizio di una nuova era della ricerca in psicologia.

Tenendo a mente che Internet rappresenta già un collegamento elettivo con gli insondabili grovigli della vita vissuta; un polo informativo da correlare, più che con teorie sulla psiche, con l’esistenza di tutti i giorni e con le esperienze “in carne ed ossa”. Senza quest’ultime, infatti, nessun desiderio nascosto e nessuna immaginazione scientifica sarebbero possibili.

Concludendo, torniamo un attimo a dove ci siamo persi, quasi dieci anni orsono: oggi crediamo che il cuckolding sia (e rimarrà) un fenomeno eterogeneo e in larga parte sconosciuto, pertanto difficilmente definibile, e che ignoti resteranno i suoi veri protagonisti. Rimarranno, infatti, nell’ombra coloro che hanno interagito con noi senza poi accedere all’intervista; e nel pieno anonimato tutti quelli che ci hanno concesso, per un motivo o per l’altro, un po’ del loro tempo.

Ci auguriamo che il nostro messaggio, a differenza di altre volte, arrivi ora a destinazione e in un duplice senso. I futuri sforzi della scienza non dovrebbero, forse, limitarsi a inseguire le nuove pratiche sessuali, andando a caccia di “vecchi scandali e inconfessabili lussurie” da ridescrivere con nuove e più sistematiche etichette. Dovrebbero, invece, familiarizzare con la rete, trovando in essa le risorse per aprirsi a nuove forme di conoscenza. Concependo Internet come luogo in cui la vita dà segno di sé – a volte in modo freddo, a volte un po’ osé. Un segno che non richiede particolari sforzi per essere interpretato.